Asini, se famiglia latita scuola non fa magie

5 febbraio 2017 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

Da anni, ormi, l’unico servizio che viene riconosciuto alla scuola è quello di baby sitting scatenando panico e frustrazione nei periodi di chiusura perché diventa difficile collocare la propria prole. E se qualche zelante docente si dovesse permettere di richiamare il pargolo perché maleducato o asino nessun salutare scappellotto o punizione come avveniva in passato, ma tanta solidarietà e magari botte all’insegnante. Fare i compiti a casa è faticoso e non è educativo, dicono spesso alcuni (troppi) genitori, ma non perché non ne riconoscano il valore bensì perché li costringerebbe a seguire i propri figli. E se lo scarrafone di turno non ha studiato e rischia di fare brutta figura alla verifica è lo stesso genitore che anziché metterlo in castigo solidarizza con lui e gli risparmia pure la finta telefonata dell’allarme-bomba per far saltare le lezioni e salvarlo. E ora anche la farsa della maturità laddove per approdarvi non occorre più dimostrare le capacità culturali acquisite lungo il percorso scolastico, basta l’aver imparato la furbizia necessaria per galleggiare e centrare quel sei sufficiente a prendersi un pezzo di carta. Sono ormai anni che il sistema funziona in questo modo e ora ci meravigliamo di quello che è sotto gli occhi di tutti, ci stupiamo che il risultato sia quello di aver allevato masse di asini che non conoscono più neppure la propria lingua, “che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare”. Non ci voleva la lettera dei 600 docenti delle università italiane – su iniziativa del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità – per denunciare la grave situazione sotto gli occhi di tutti. Non ci volevano questi 600 per spiegarci che la scuola deve tornare a svolgere il suo ruolo originario e necessario, anche severo ed esigente, liberandosi da quell’aura di comprensione e buonismo a tutti i costi che le è stata imposta altrimenti, oddio, il piccolo si suicida. “Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né il generoso impegno di tanti validissimi insegnanti né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti. Dobbiamo dunque porci come obiettivo urgente il raggiungimento, al termine del primo ciclo, di un sufficiente possesso degli strumenti linguistici di base da parte della grande maggioranza degli studenti”. Ma per aiutare la scuola a tornare alle proprie origini, a sfornare persone preparate e non ignoranti, bisogna ripartire dal primo step fondamentale nella vita di un ragazzo; occorre riformulare il concetto di famiglia, è necessario fare per davvero il genitore il cui ruolo non viene imposto per forza perché nessuno ti obbliga a mettere al mondo dei figli se non sei in grado o non hai voglia di educarli. Perché non sono gli altri che ti devono insegnare come si sta al mondo, ma mamma e papà che poi si avvalgono dell’aiuto di strumenti e istituzioni capaci di perfezionare quello che essi debbono aver già ben amalgamato.

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