Bisogna resistere al pensiero coatto

29 luglio 2010 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

coatto A quanto pare nel nostro Paese fanno più notizia due ragazzine che parlano (?) romanesco piuttosto di coloro che hanno idee, magari brillanti, o che fanno davvero qualcosa in grado di arricchire la comunità, di produrre valore aggiunto. Si tratta probabilmente della tendenza al ribasso che la tv da tempo ormai persegue sul fronte della qualità. Una volta insegnava agli italiani a parlare. E spiegava l’importanza di valori come l’educazione, il rispetto, il lavoro, la tutela dell’ambiente. Oggi contribuisce a portare all’ammasso le coscienze e l’intelligenza. Capita così che due adolescenti salgano agli onori della cronaca solo perché parlando in romanesco dicono una serie di stupidaggini. O quantomeno di chiacchiere senza alcuna pretesa gustando un calippo. E ora anche loro sperano di sfondare nel mondo dello spettacolo. Niente di più facile visto il nulla che ormai lo caratterizza. Perché è più che evidente che quello che viene propinato al pubblico non abbia il che ben minimo valore dal punto di vista educativo. Difficile capire infatti come possa dare un contributo all’arricchimento socio-culturale la stragrande maggioranza dei programmi televisivi che ci viene ammannita. Qualcuno sostiene che le due ragazzine facciano ridere. Non lo escludo. Ma possibile che basti questo per decretarne il successo? È davvero possibile che la maggioranza degli italiani si sia bevuta il cervello? Possibile che non ami più programmi di qualità, ma adori solo il nulla che abbonda nei palinsesti a scapito magari di un buon libro? Viene il dubbio che questa sia davvero l’era dei coatti come qualcuno sosteneva già qualche anno addietro.

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