Calci del governo ai lavoratori

12 gennaio 2011 | Politica | di Cesario Picca | 0 Commenti

operai“In mancanza di un esito positivo del referendum di Mirafiori, le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri paesi”. Spero tanto che stavolta i colleghi giornalisti abbiano travisato il pensiero del presidente del consiglio. Ma come sempre è accaduto temo che i colleghi abbiano capito e riportato bene. Quindi il capo del governo ha deciso di fare da terza gamba a Marchionne schierandosi contro chi davvero produce capitale, ossia i lavoratori. Coloro cioè che in questo paese producono davvero ricchezza con il lavoro e con i loro consumi. Perché se la Fiat se ne va in un paese in via di sviluppo lì non venderebbe auto perché il tenore di vita non lo permetterebbe. Ma anche da noi la gente senza stipendio non potrebbe più permettersi di comprare una vettura. Quindi la ripresa resterebbe di là da venire ancora per molto. Ma è chiaro che al nostro presidente del consiglio ciò poco importa. Tanto lui per anni non ha mica gettato i suoi denari per mantenere la fabbrica torinese. E di certo lui non si impoverirà. Al contrario della gente comune che è la vera spina dorsale del paese. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha detto: “È una vergogna incredibile. Lui non se ne accorge perché è miliardario, ma noi paghiamo al premier uno stipendio, anche se a lui sembrerà misero, per occuparsi dell’Italia e per fare gli interessi dell’Italia. Non per fare andare via le aziende. E’ una vergogna incredibile sentirgli dire queste cose”. E la segretaria della Cgil, Susanna Camuso ha aggiunto: “Non conosco nessun presidente del consiglio di nessun altro paese che dice che il più grande gruppo industriale di quel paese farebbe bene ad andarsene. Non conosco un presidente del consiglio di nessun altro paese che non pensi e non sappia che prima di tutto viene il lavoro del suo paese”.

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