Comunisti col Rolex sì, ma guru proprio no

24 gennaio 2017 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

Ascoltando il servizio sul tg della Rai ho pensato ad una satira intelligente e simpatica contro tutti quei finti comunisti con i soldi, quei compagni con il Rolex e con i vestiti da migliaia di euro che parlano della fame nel mondo, quelli che sono disposti a dividere e a spendere volentieri i soldi degli altri ma non i loro, quegli pseudo sinistrorsi che difendono la democrazia solo quando gli interlocutori la pensano come loro altrimenti niente diritti, quelli che dicono di avere Mao e Che Guevara nel cuore e giocano a fare i radical chic da salotto, quelli che indossano la kefiah magari per nascondere il portafogli pieno o la usano come lavacro per meglio apparire agli occhi di chi li vede come eroi o li venera come icone. Ma poi mi sono meravigliato della mia meraviglia. Del resto, perché aspettarmi che J-Ax e Fedez facessero il verso al mondo in cui vivono? Che bevessero l’acqua putrida dello stagno finto ideologico in cui sguazzano? Che mettessero a nudo le contraddizioni del pensiero unico massificato di cui sono imbevuti e che essi stessi contribuiscono a espandere come i pusher con le droghe o gli untori con i nuovi virus? E, infatti, giusto per chiarire eventuali arcani essi stessi hanno spiegato che “con questa canzone abbiamo voluto dimostrare che chiunque si può arricchire lavorando onestamente. E pertanto non c’è da vergognarsi se un comunista indossa un Rolex e anzi deve esserne fiero e non deve dire grazie a nessuno”. Sarebbe interessante raccontare questa favola ai minatori del Sulcis, ai lavoratori dell’Almaviva licenziati o ai tanti loro colleghi spesso laureati che a fine mese portano a casa 700/800 euro, ai tanti con la pergamena che ingrossano le liste di collocamento o a quelli più fortunati che trovano lavoro dopo anni di precariato e guadagnano al massimo 2000 euro al mese, ai tanti contadini del Salento che hanno perso i loro ulivi millenari a causa della Xylella. Per quanto mi riguarda nulla da eccepire sul loro arricchimento o sul fatto che siano “poveri diventati ricchi” per dirla come loro. Sono contento per loro che ce l’abbiano fatta, che il lavoro abbia dato loro fama e ricchezza. Quello che non capirò mai, ma probabilmente per un mio limite, è la tendenza di questi personaggi a voler dare lezioni di vita agli altri. A voler spiegare agli altri come si sta al mondo. Il perché non si accontentino di viversi e godersi la ricchezza senza per forza vestire i panni del guru. Ma forse sta proprio qui il delirio: non accontentarsi più dei soldi e aspirare a diventare profeti. O, peggio ancora, dei messia.

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