Consip, la solita macchina del fango

10 aprile 2017 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

Dunque, secondo quanto riportano gli organi di informazione, per l’ennesima volta si è cercato di usare la magistratura e le inchieste come clava per eliminare i propri avversari politici. Di fatto si tratta di un déjà vu dopo tutto quello che abbiamo visto ai tempi di Tangentopoli. Sarebbe molto interessante capire chi, per l’ennesima volta, ha fatto ricorso al gioco sporco per eliminare Matteo Renzi, chi ha fatto in modo che venisse manipolata l’indagine condotta dal Nucleo Tutela Ambiente dei carabinieri sul caso Consip. Così come sarebbe interessante se il capitano del Noe Gianpaolo Scarfato, al quale è stato contestato il reato di falso aggravato, spiegasse perché le intercettazioni sono state deliberatamente manipolate in due significativi passaggi allo scopo di far credere che l’allora presidente del Consiglio abbia usato i servizi segreti per disturbare le indagini che l’Arma stava conducendo sull’imprenditore Alfredo Romeo accostando a quest’ultimo Tiziano Renzi, padre dell’allora premier Matteo, e ventilando l’ipotesi che i due facessero affari loschi. Per restare in argomento, ma calpestando l’altra parte dello schieramento, appare quantomeno discutibile l’ennesima discesa in campo della magistratura nel caso Genova che sta agitando il Movimento 5 stelle e il suo concetto di presunta democrazia partecipativa dal basso. Perché, c’è da credere, che se i magistrati si fossero gettati nell’agone politico con la stessa determinazione mostrata in questa circostanza quando centrodestra e centrosinistra sceglievano i loro candidati sindaco chissà quante mezze calzette trasformate in statisti ci saremmo risparmiati e di conseguenza i loro danni.

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