Critiche a Cancellieri preoccupata dei detenuti

1 novembre 2013 | Politica | di Cesario Picca | 0 Commenti

carcere Uno si pone dei dubbi sul suo ruolo e sul contributo dato al Paese poi ascolta casualmente delle telefonate e i suoi dubbi scompaiono come per magia. La ministra Anna Maria Cancellieri – già venerato, osannato e indimenticato commissario di Bologna – in realtà è al suo posto per fare del bene, per aiutare il prossimo, chiunque esso sia, ricco o povero, noto o sconosciuto. Per dare un volto di umanità a una politica e a una burocrazia senza anima. I malpensanti dicono che alla ministra stavano a cuore solo le sorti di Giulia Ligresti finita in carcere non per aver rubato una confezione di carne al supermercato per fame. In realtà nessuno parla dei tanti Mohammed, Oronzo, Pietro, Nicita e così via di cui la signora Cancellieri si è occupata, di cui si è presa cura personalmente chiedendo informazioni al fine di rendere meno dura la loro custodia in carcere, magari solo cautelare. E mal pensa chi dice che tra i Ligresti e la Cancellieri ci siano dei rapporti personali (il figlio di lei lavorava per loro) che hanno spinto la ministra a usare il suo ruolo istituzionale per chiedere informazioni su Giulia Ligresti. Ed è quasi blasfemo solo pensare ad analogie con le telefonate dell’ex presidente del consiglio alla Questura di Milano per liberare la magrebina Ruby.

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