Danni, se giudice sbaglia paga collettività

13 giugno 2017 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

C’è qualcosa che non torna nella sentenza del Tribunale di Messina che il 7 giugno scorso ha condannato la Procura di Caltagirone perché ha riconosciuto la responsabilità dei magistrati di quella città nell’omicidio di una donna. A pagare, infatti, non saranno i responsabili che hanno reso possibile quel femminicidio, ma i cittadini italiani che attraverso la presidenza del Consiglio dei ministri verseranno ai parenti della vittima un risarcimento. Se una persona normale commette un errore e causa un danno è costretta a mettere mano al proprio portafogli e risarcire. Nel caso dei magistrati, che evidentemente non sono persone normali, a risarcire sono i cittadini con i soldi pubblici. La responsabilità è dunque personale per il cittadino comune, ma diventa collettiva per giudici e magistrati, nel senso che viene materialmente scaricata sulla collettività. Ogni professionista di questo Paese sborsa fior di quattrini per pagarsi un’assicurazione contro gli errori professionali, ma ciò non viene imposto ai giudici per i quali paga Pantalone. Mi piacerebbe capire dove sia la ratio alla base di questa assurda e abominevole divisione tra figli e figliastri. I cittadini italiani dovrebbero essere tutti uguali davanti alla legge, ma è evidente che vi siano coloro che sono più uguali degli altri. Il 4 ottobre del 2007 a Palagonia la trentacinquenne Marianna Manduca è stata uccisa dal marito, Saverio Nolfo, con sei coltellate al petto e all’addome. Prima di morire, la vittima aveva presentato dodici denunce alla Procura di Caltagirone, ma erano tutte cadute nel vuoto. Ora quella Procura è stata condannata dalla Corte d’Appello di Messina che ha riconosciuto l’inerzia dei magistrati e quindi il danno patrimoniale condannando la presidenza del Consiglio dei ministri al risarcimento di 260.000 euro.

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