Emiliano-Ingroia, è dura senza la casta

8 marzo 2017 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

Chissà se quando Michele Emiliano era sindaco di Bari c’era già l’usanza di far esplodere i fuochi d’artificio per festeggiare una qualche ricorrenza criminale o se i clan l’abbiano introdotta dopo che il pm-sceriffo ha smesso di controllare il proprio territorio per concentrarsi sulle sorti della Puglia prima di lanciarsi alla conquista del Paese, via Pd, e da lì magari gettare le basi per dominare il mondo seguendo le orme di un qualche personaggio di Ian Fleming, papà di James Bond. Raccontano le cronache che il 6 marzo scorso i clan baresi abbiano festeggiato in maniera pirotecnica un agguato mafioso nel quartiere Japigia che è costato un morto e un ferito grave e che cosa analoga sia avvenuta anche il 27 febbraio in una circostanza più amena rispetto al comitato di benvenuto andato in scena qualche giorno fa. Ma siccome i problemi di Bari non sono scomparsi quando Emiliano era sindaco, così come continuano ad esistere quelli della Puglia e del Salento in particolare, senza dimenticare l’accerchiamento criminale intorno al Foggiano come indicano le cronache di questi giorni, c’è da pensare che se Emiliano dovesse fare il magistrato come fa il politico l’unico vero regalo che potrebbe offrire alla comunità sarebbe starsene a casa. Valutazione che probabilmente dovrebbe fare anche l’ex pm Antonio Ingroia che in qualità di amministratore della società regionale Sicilia e-servizi, secondo la Procura di Palermo che lo sta indagando, avrebbe percepito indebitamente un bel gruzzolo in rimborsi per trasferte oltre ad essersi autoliquidato un’indennità di 117 mila euro a fronte di un utile societario di appena 33.000 euro causando all’azienda che gestisce un deficit di bilancio. La storia e la cronaca dimostrano che il reale valore di certe persone si veda proprio quando dalle parole passano ai fatti e nel caso dei due ex colleghi in questione emerge quanto diventi tutto più difficile quando viene a mancare il preziosissimo baluardo offerto dalla casta che non prevede il controllo e la verifica dell’operato e quindi non impone di dare conto di ciò che si fa o, più di frequente, di ciò che non si fa.

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