Falcone, il ricordo di quel 23 maggio 1992

23 maggio 2016 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

strage capaciEra un tranquillo sabato pomeriggio di maggio che stavo trascorrendo in casa a leggere. Una sorta di sabato del villaggio di Leopardiana memoria in attesa della domenica che forse avrei trascorso al mare. L’aria calda, che si infilava attraverso le finestre aperte e parzialmente riparate dalle tende, faceva intendere che quell’estate sarebbe stata arroventata. Ed era poco capace di alleviare il peso della giornata il venticello che pure spirava con il suo carico di umido scirocco. Verso le 18 il babbo, che era in sala insieme alla mamma, venne in camera mia per dirmi che in tv stavano passando delle immagini che non facevano intendere niente di buono perché qualcuno era stato ucciso. Accesi la piccola tv in bianco e nero che avevo nella mia stanza, regalo dello zio Antonio mio padrino di Cresima. Mi sintonizzai sulle reti della Rai che mandavano in onda le macerie in cui era stata trasformata l’autostrada Palermo-Capaci. Al centro dei filmati mi pare di ricordare una Lancia Thema accanto ai resti di una Croma bianca blindata a bordo della quale viaggiavano il giudice Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo insieme agli uomini della scorta. Erano appena atterrati all’aeroporto di Punta Raisi, che poi sarebbe stato intitolato a lui e all’amico Paolo Borsellino, e si stavano dirigendo verso casa per trascorrere qualche ora di relax lontano dalla Capitale dove il magistrato era stato trasferito. Mio padre mi guardava con un’espressione interrogativa di chi poco comprendeva la portata di quanto di grave era accaduto. La Mafia aveva sterminato il simbolo della lotta alla criminalità organizzata. Ricordo il vuoto carico di silenzio che si respirava non solo in casa ma in tutta la contrada del mio piccolo paesino nel profondo Salento. Una sorta di atteggiamento rispettoso nei confronti di chi rappresentava il tentativo di riscatto contro ogni forma di violenta oppressione.

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