Figli e droga, se la verità fa male

23 giugno 2014 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

droga Una mamma (o un papà) che non si accorge che il proprio figlio si droga ha certamente fallito il suo compito di educatrice prima e di tutrice poi. Ma per questo non si deve suicidare perché aggiungerebbe fallimento a fallimento. Dovrebbe invece darsi da fare per rimediare agli errori commessi e fatti commettere senza dare colpe agli altri o alla società che non aiuta la famiglia o al legislatore che non approva norme severe. Il prefetto (ex) di Perugia, Antonio Reppucci, probabilmente ha usato termini ruspanti ma quello che conta è la sostanza. O almeno dovrebbe essere così. Per il putiferio che ne è nato evidentemente dire la verità non va bene in questa società falsamente puritana, bigotta e perbenista, ipocrita e vanagloriosia. Cosa bisognerebbe pensare nel trovarsi di fronte un giovane maleducato, di quelli che gettano di tutto per strada, che scarabocchiano i muri delle nostre città, che fanno i bulli o i teppisti o i vandali? Di chi è la colpa, l’errore o la mancanza se nessuno gli ha insegnato che il bene pubblico va salvaguardato e non deturpato, che gli altri vanno rispettati, che le donne non si ammazzano, che drogarsi non aiuta ad affrontare i problemi ma sarebbe opportuno rimboccarsi le maniche e tentare una soluzione? L’educazione comincia dalla famiglia che semmai può sperare in un aiuto della scuola, della società, della Chiesa, ma non derogare agli altri per poi scagliarvisi contro quando richiamano giustamente i figli che sbagliano.

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