Giustizia tra casta e inchieste a orologeria

4 marzo 2017 | Politica | di Cesario Picca | 0 Commenti

Il giochino è ormai noto da tempo e lo conoscono tutti, ma nonostante ciò il copione si ripete sempre allo stesso modo. E così, ad ogni scadenza elettorale o all’avvicinarsi di qualche altra importante fase della politica italiana, assistiamo all’entrata a gamba tesa nell’agone politico da parte della magistratura, quasi a voler rimarcare il proprio incontrastato potere e la capacità di determinare le stesse sorti del Paese. Nell’aprile 2012 alcuni rappresentanti del Pd leccese presentarono un esposto in Procura denunciando irregolarità nell’assegnazione delle case popolari da parte dell’amministrazione di centrodestra che da anni governa il capoluogo salentino. E non è difficile pensare che ci sia qualcosa di sospetto se l’esistenza di questa inchiesta sia venuta a galla con sorprendente vigore proprio in questi giorni in cui Lecce è chiamata ad eleggere il nuovo sindaco e vede la compagine di centrodestra ormai partita con la propria campagna elettorale e il centrosinistra lecceattardato per via delle difficoltà a trovare un candidato. Così come fa venire qualche dubbio l’inchiesta Consip che a Roma vede indagato il padre di Matteo Renzi in questi giorni impegnato nelle primarie del Pd che lo vede impegnato nella guerra che gli hanno scatenato contro l’ex pm Michele Emiliano e l’attuale ministro della Giustizia. Ci mancherebbe, se i reati vengono commessi è giusto che vengano perseguiti, ma è ormai capitato tante volte che certe inchieste si siano rivelate solo teoremi fantasiosi non supportati da elementi probatori usate al fine di stroncare o favorire un determinato personaggio o parte politica o comune cittadino con un uso scientifico dei mass media il cui coinvolgimento è inversamente proporzionale alla mancanza di indizi e prove utili per surrogare o solo giustificare le ipotesi accusatorie.

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