In difesa di un lavoro che uccide

8 agosto 2012 | Attualità , Economia | di Cesario Picca | 2 Commenti

operai Trovo davvero incredibile che si debba lottare per difendere un posto di lavoro che ti porta alla morte con maggiore certezza di altri. Ma come al solito la realtà si mostra più beffarda della fantasia. E così sei costretto ad assistere ad operai che devono combattere per un impiego in un’azienda che li sta uccidendo. E che sta ammazzando la città in cui vivono. È quanto sta accadendo in questi giorni a Taranto dove migliaia di persone cercano di difendere il lavoro che permette loro di portare a casa un pezzo di pane. Ben sapendo che quel lavoro chiede in cambio, come dicono gli esperti e le loro relazioni, di pagare un prezzo altissimo in termini di vite.

2 comments on “In difesa di un lavoro che uccide”

  1. cesario

    Hai ragione Giancarlo. Condivido appieno le tue osservazioni. Quell’azienda a mio avviso poteva funzionare bene anche prima. Senza passare come un caterpillar sui problemi ambientali che stiamo pagando tutti a caro prezzo. Non solo i cittadini e gli operai di Taranto che si ammalano per l’aria insalubre. Ma anche tutti noi che comunque paghiamo un prezzo altissimo per farli curare e per cercare di riparare i danni ambientali causati da chi finora ha pensato solo ai profitti. A spese degli altri. Il problema era noto da anni. E non ci voleva una mente ultraterrena per capirlo. Si vedeva a occhio nudo. Ma chi doveva decidere come al solito non l’ha fatto. E ancora una volta la magistratura ha dovuto fare da supplente alla politica. Davvero strano il nostro paese. Basta questo esempio (enorme) per capirlo. Senza dover parlare di tutto il resto che giustamente hai esposto.

  2. Giancarlo Michelini

    Purtroppo è l’ Italia, paese che si sta svegliando da anni di Servitù Politica, Servitù Economica fatta da pochi burattinai,
    e purtroppo Servitù Mafiosa e Clientelare.
    Oggi lo stato ( sempre noi) sta dando fondi enormi per mettere a norma quella azienda l’Ilva, ma dieci anni fa, cinque anni fa il problema c’ era già e dove erano i controlli, dove era lo stato.
    Se i problemi che oggi sta vivendo l’ Azienda di Taranto fosse capitata ad una azienda medio piccola del nord , sarebbe chiusa da anni.
    Basti pensare ad una gestione incorretta dei rifiuti da produzione, l’amministratore rischia fino a due anni di arresto, se un meccanico riparatore mescola l’olio del cambio, l’olio motore, e nel malaugurato caso in fase di controllo trovano una piccola quantità nelle fognature della officina la persona attraverso una denuncia penale và in galera per due anni con multe che arrivano fino a 93.000 euro.
    Questa è la situazione Italiana, dove chi è grande e introdotto politicamente può fare quello che vuole, poi a me sorge un dubbio, che vado ad esporre.
    Tutti gli anni che in italia si raccoglie il grano, stranamente arrivano delle navi piene di prodotto con prezzi più bassi della quotazione concordata al momento della semina, a questo punto il prezzo scende come la borsa, tanta offerta basso costo, e i nostri contadini muoiono.
    L’acciaio cinese costa molto meno di quello prodotto in Italia, che sia questo il vero motivo di questa guerra nei confronti di una azienda Nazionale con tre sedi importantissime sul territorio?
    Ricordiamoci che il prodotto Cinese non è sicuro, per qualità, durata, salubrità.
    pochi sono i loro prodotti che superano le certificazioni imposte dall’ Europa e dal nostro Paese.
    Ma da noi arriva il concentrato di pomodoro, che non è più quello del Sud.
    Arrivano le colle industriali, che non tengono.
    Arrivano gli abiti e le scarpe, che sono colorate con prodotti non a norma.
    Arrivano le ceramiche, chi ha controllato la quantità di piombo, radiazioni contenute.
    Arrivano i giochi che usano i nostri bambini.
    Il discorso è troppo ampio, i giochi in atto sono grandi, e noi chiudiamo un’azienda che da da mangiare a tante persone, ma per colpa nostra anche la malattia e la morte

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