Lapo Elkann e l’equa giustizia Usa

25 gennaio 2017 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

Rischiava da due a dieci anni, ma il procuratore distrettuale di New York, preciso, molto scrupoloso, equo e solidale, ha deciso di lasciar cadere le accuse nei confronti del ram…pollo di casa Agnelli, Lapo Elkann. Per rinfrescare la memoria il giovine aveva speso tutti i soldi dopo un paio di notti folli e vistosi a corto di denaro aveva telefonato ai propri familiari simulando il proprio sequestro per racimolare qualche migliaio di dollari necessari per continuare il gioco che aveva organizzato a Manhattan. In fondo, sono cose da ragazzi, a chi non è mai capitato di avere bisogno di soldi e si è inventato qualcosa per racimolarli. C’è chi ha organizzato un furto, chi una rapina, chi un sequestro di persona vero, chi ha addirittura deciso di uccidere i propri genitori. Per cui, di fronte a queste cose brutte, una telefonata tra lo sciocchino e il divertito, tra una striscia di coca e un ettolitro di superalcolici, ci può stare. Sono certo che in questa decisione non abbia per niente influito il fatto che l’imputato fosse un certo Elkann, che fosse un Agnelli, che avesse le possibilità di far ascoltare e soprattutto far comprendere e far sposare le proprie ragioni. Sono più che sicuro che la stessa decisione sarebbe stata presa anche nei confronti di un povero homeless, magari un po’ colorato, magari cubano o messicano. E pure il neo presidente Trump sarebbe stato pronto ad intervenire per difendere il povero imputato di turno. Perché poi bisognerebbe pure smetterla di pensare sempre male. Perché non è vero che nella vita certe lezioni o punizioni servano a comportarsi meglio, perché chi l’ha detto è solo un rancoroso, un livoroso in cerca di vendetta nei confronti della società da cui si sente maltrattato. E bisognerebbe anche finirla di dare addosso a certe persone solo per invidia, sol perché le proprie trovate non erano così originali e non erano da prima pagina sui giornali o da apertura dei telegiornali.

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