cesi_thumb.jpg1) “Tremiti di paura” è un libro autoprodotto. Come mai questa scelta? Si è rivelata vincente?

Ho intrapreso questa scelta per due ragioni: perché non amo la politica adottata dagli editori tradizionali; per mantenere i prezzi bassi e andare incontro alle esigenze dei lettori. Per anni ho cercato un editore serio che avesse voglia di investire su un autore emergente che in molti definivano interessante, ma ho sempre e solo ricevuto proposte che avevano il sapore della truffa. Poi ho scoperto il mondo del self publishing e ho deciso di perseguire questa strada che trovo molto stimolante. Una vera e propria rivoluzione che nulla ha da invidiare all’editoria tradizionale. Essere un autore indie non significa proporre libri di qualità inferiore, almeno per me, perché nulla è lasciato la caso. La differenza è che seguo io tutte le fasi scegliendo i professionisti in prima persona: pertanto ho la mia grafica per le copertine, l’esperto di editing per la rilettura del testo, i beta reader per il controllo finale. Il tutto viene fatto in un’ottica di risparmio senza perdere d’occhio la qualità. Oltre a scrivere il giallo, mi dedico anche alla sua promozione e tengo personalmente i rapporti con i miei lettori. Dedico, infatti, una parte del mio tempo al marketing e il resto lo uso per scrivere. A chi critica il self publishing dico che, a fronte di eventuali storture che non nego ci siano, è un modo per far emergere bravi scrittori senza sottostare alla logica di chi comanda e pensa di poter scegliere chi deve e chi no andare avanti. Non tutti gli autori indie diventano scrittori perché poi la vera unità di misura del tuo valore restano i lettori, anche se una buona preghiera e un pizzico di fortuna aiutano parecchio. Nel mio caso, sono sbarcato in questo mondo un anno fa, questa scelta si sta rivelando giusta anche se non facile. Ma alle sfide sono abituato e anzi ritengo che siano il vero gusto della vita.

2) Nel romanzo, il dialetto ha un ruolo importante. Come hanno risposto i lettori a questo elemento?

Molti sin dall’inizio mi hanno accostato a Camilleri, ma con tutto il rispetto mi ritengo indegno di reggere questo confronto. Per usare un termine sportivo legato al mondo delle maratone che io corro (ne ho già finite 12 e in novembre correrò quella del Barocco a Lecce, la mia terra) direi che lui è un top runner in grado di vincere la competizione mentre io resto un umile finisher che si accontenta di giungere al traguardo dopo aver sofferto per 42 km. Poi chissà, il tempo ci darà una più precisa definizione di noi stessi… Direi, proprio pensando allo scrittore siciliano e al suo Montalbano, che il dialetto abbia un suo notevole potenziale. Ai lettori il dialetto piace e poi il salentino ha una tonalità e un melodia che lo fanno apprezzare parecchio. Alcune volte io stesso, nel rileggere certe scene, ne vengo positivamente sorpreso e un sorriso spunta quasi sempre sulle mie labbra. E poi ritengo che una tradizione culturale così importante non vada perduta. Spesso, purtroppo, vedo ragazzini che non conoscono più il dialetto e mi rattrista parecchio.

3) Come vedi la scrittura? Perché scrivi?

Scrivo perché mi piace, perché ho tante cose da raccontare, perché mi piace comunicare, perché è il mio lavoro, perché mi diverto tantissimo, perché l’ho sempre fatto. Da giovane decisi di frequentare il liceo linguistico proprio perché odiavo non poter comunicare con chi non parlava la mia lingua. Del resto siamo animali da compagnia e io non lo sono da meno. Diciamo che amo raccontare storie e finché i lettori dimostreranno di apprezzarle ci sarà divertimento per tutti, altrimenti dovrò cominciare seriamente a pensare a cosa fare da grande. Scrivo gialli perché per oltre 20 anni ho lavorato come cronista di nera e giudiziaria. Per almeno quattro lustri ho consumato suole di scarpe per andare su è giù per strade e marciapiedi, ho sfidato il caldo e il freddo; il sole e il vento; la neve e la pioggia per raccogliere notizie, per raccontare fatti. Credo di averlo fatto anche bene a prescindere dal premio ‘Cronista dell’anno’ di cui sono stato insignito nel 2003 dall’allora presidente Ciampi. Un premio vinto per un’inchiesta giornalistica alla quale ho dedicato un mese della mia vita sacrificando interessi personali e subendo persino delle minacce. Ora non faccio più il giornalista e mi dedico esclusivamente ai miei gialli e al mio personaggio Rosario Saru Santacroce che mi somiglia parecchio. Inutile dire che buona parte delle cose che scrivo sono frutto delle mie esperienze professionali e umane. Per esempio, nel terzo giallo di prossima pubblicazione, Il dio danzante – delitto nel Salento, c’è il mio dolore per la perdita dei miei genitori in un incidente stradale in cui sono rimasto miracolosamente illeso. E comunque nei miei gialli c’è sempre l’invito a rispettare la vita, un dono che ritengo meriti di essere vissuto nonostante i suoi contraccolpi, i suoi tanti perché senza risposta, le sue prove spesso dure, dolorose e incomprensibili.

4) Raccontaci un aneddoto, magari divertente, che riguarda le prime stesure di questo titolo.

Tremiti di paura è in realtà il secondo thriller che ho scritto. Il primo è rimasto nel cassetto e probabilmente vedrà la luce come quarto episodio delle avventure di Saru Santacroce. Come tutti i miei gialli è nato perché l’ho sentito. Non scrivo perché debbo o per un impegno, ma solo quando sento la giusta vibrazione che alimenta la fantasia e abbevera la penna. Sì, perché non è raro vedermi all’improvviso prendere il taccuino che porto sempre nella tasca destra dei pantaloni e cominciare a scrivere. Quando mi vengono le idee le metto subito nero su bianco e capisco che è il momento di ripartire con una nuova storia. I miei colleghi qualche volta mi prendevano in giro perché mentre eravamo in Tribunale o in Procura in attesa di racimolare una notizia, mi estraniavo all’improvviso e cominciavo a scrivere neanche fossi un indemoniato. O meglio un tarantato, per restare nel clima del Salento e della pizzica. Tremiti di paura è nato proprio mentre ero in vacanza nelle Perle dell’Adriatico molti anni fa. Mentre ero steso a prendere il sole, tra una lettura e l’altra, mi venne la voglia di prendere appunti che poi ho utilizzato nel giallo. Nonostante sia stato concepito parecchi anni fa, ha visto la luce solo nel 2013 dopo l’inutile attesa per una proposta editoriale seria che non è mai arrivata. Ai miei beta reader era molto piaciuto, ma non evidentemente agli editori tradizionali. Che poi può essere un vanto o un auspicio visto che avevano visto male anche con altri autori poi diventati importanti. Ricordo in particolare che mi trovavo alle Canarie nell’aprile del 2011. Era il periodo di Pasqua. Il mio giallo era finito sulla scrivania del direttore di collana di un’importante casa editrice nostrana. La storia era molto piaciuta e poi era giunta nel momento migliore proprio mentre stavano cercando un autore che assomigliasse a Camilleri. Inutile dire che per me era un sogno che si realizzava. Dopo tanta gavetta e tanta indigestione mi pareva di vivere una favola. Non nascondo che, nonostante la mia razionalità, ogni tanto mi trovavo costretto a farmi tornare con i piedi per terra. La vigilia di Pasqua giunse la doccia fredda. In una mail mi venne comunicato che il direttore editoriale aveva deciso di non investire su di me. Fine del sogno e ritorno sulla terra da dove, in verità, non mi ero poi spostato più di tanto. Fu davvero un brutto colpo. Per qualche tempo decisi di lasciar perdere con i gialli perché, mi dissi, forse non erano il mio pane. Ma poi l’istinto ha prevalso e così, come in tutte le cose, quando è arrivato il momento opportuno Tremiti di paura ha visto la luce e ora è il più grande di altri due fratelli, Gioco mortale – delitto nel mondo della trasgressione, e Il dio danzante – delitto nel Salento. In realtà c’è un altro consanguineo diversamente giovane ed è Senza bavaglio, un saggio giuridico sul giornalismo e sul concetto di libertà di stampa che ho pubblicato, con un editore tradizionale, nel 2005. Un’esperienza, che neanche a dirlo, non si è rivelata per nulla buona.

5) Quali sono i tuoi autori preferiti, se parliamo di gialli o thriller?

In principio leggevo molto i classici e i saggi e se capita lo faccio ancora molto volentieri; così come la sera leggo sempre qualche pagina della Bibbia. Ma sono i gialli il mio piatto preferito specie quando sono sdraiato in spiaggia. Solitamente leggo autori tradizionali come Simenon, Edgar Wallace, Ellery Queen, Cornell Woolrich, Arthur Conan Doyle, Agatha Christie, oppure Camilleri, Jeffrey Deaver, John Grisham, Ken Follett. Se capita leggo anche autori giovani o emergenti.

Recensione e intervista a cura di Gian Luca A. Lamborizio

Blogger, editor e digital pr. Alessandrino di nascita e milanese di adozione, è autore di testi di narrativa e collabora con alcune testate giornalistiche, tra cui Affaritaliani.it e MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi.
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