Migranti, ong, mafia e Balena bianca

17 maggio 2017 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

Le conclusioni a cui è giunta la commissione difesa di Palazzo Madama sulle Ong e sullo sfruttamento dei migranti è quanto di più democristiano, nel senso peggiore del termine, potesse essere sfornato. Del resto se la Balena bianca ha dominato in Italia per 50 anni con delle deleterie conseguenze dovevamo pur fare i conti. Dopo che il procuratore di Trapani aveva aperto la strada è stato semplice per i nostri politicanti infilarvisi. «Non vi sono indagini in corso a carico di Organizzazioni non governative in quanto tali, ma solo un’inchiesta della Procura di Trapani concernente, tra gli altri, singole persone impegnate nelle operazioni». E grazie al piffero. È come se volessimo sostenere che nel caso di un crollo è colpa della casa e non di chi l’ha costruita. Ma ve la immaginate una Ong in quanto istituzione che motu propriu, neanche fosse una sorta di intelligenza artificiale, prende accordi con i trafficanti di migranti e divide con loro il sostanzioso fiume di denaro che ciò garantisce? È ovvio che a fare gli accordi siano le persone che vi fanno parte. E siccome il diavolo fa le pentole ma spesso non gli riescono anche i coperchi ecco il difficile salto triplo con doppio avvitamento non riuscito. La commissione difesa, infatti, ha stabilito che non è possibile concedere mano libera alle Ong nel controllo del flusso dei migranti: «Non può essere consentita la creazione di corridoi umanitari» gestiti autonomamente da queste organizzazioni, trattandosi di un compito che spetta agli Stati o agli organismi internazionali. Quindi, se le parole hanno un senso, quanto fatto finora da parte di queste organizzazioni non è stato svolto nell’ambito della liceità o della trasparenza. Le Ong che fanno soccorsi devono poi essere certificate, rendere pubblici i loro finanziamenti e la loro presenza in mare deve essere fin dall’inizio coordinata dalla Guardia costiera italiana. E per dare la reale misura della solidarietà che anima buona parte delle organizzazioni e/o enti che si sono tuffati nel business dei migranti ci ha pensato l’inchiesta Johnny della Procura di Catanzaro che stranamente poca eco ha avuto sui giornali. Secondo gli inquirenti mafia, chiesa e volontariato – con gli ultimi due soggetti sempre pronti a tacciare di razzismo chi solo cerca di capire o chiede chiarezza – si sono dati da fare in questi anni per arricchirsi con i migranti intascando almeno 30 degli oltre 100 milioni di euro dei cittadini italiani. Come ha spiegato il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, dall’inchiesta è emerso «uno spaccato certe volte raccapricciante. Umanamente spiace vedere filmati e ascoltare intercettazioni ambientali dalle quali si evince che il cibo non bastava per tutti e spesso era quello che solitamente si dà ai maiali». Gratteri ha indicato il governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, Leonardo Sacco, ed il parroco don Edoardo Scordio come «promotori dell’associazione a delinquere di stampo mafioso. Sono coloro i quali in modo attivo tirano le fila di questa organizzazione per questo grande business che è l’accoglienza».

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