Ong, anche Pietro Grasso torni a scuola

30 aprile 2017 | Attualità , Politica | di Cesario Picca | 0 Commenti

Si può essere d’accordo o meno con il pensiero di un altro, nella normale dialettica ci sta. Quello che non va bene è insultare chi non la pensa come gli altri come spesso accade in Italia laddove a farlo sono soprattutto i presunti detentori e cultori della democrazia. Quei benpensanti, radical chic, terzomondisti, buonisti farisaici che, probabilmente per investitura divina, credono di possedere il dogma della verità e dell’onniscienza. Ma ancora più grave è che a farlo sia la seconda carica più importante dello Stato che evidentemente si è lasciato prendere la mano facendosi influenzare dai cattivi maestri ai quali evidentemente si sente molto vicino. Se anche Pietro Grasso, presidente del Senato, vice presidente della Repubblica, si mette ad insultare gli avversari siamo davvero di fronte a una caduta senza più ritorno. È certamente vero che il grillino Luigi Di Maio abbia bisogno di qualche lezione di grammatica, storia e geografia, ma è altrettanto vero che a scuola di democrazia, stile e bon ton dovrebbe andare anche Grasso che ieri si è abbandonato agli insulti gratuiti. Senza dimenticare che Grasso sarebbe espressione di quel che resta del grande Pci, il partito che difendeva proprio i poveri, i diseredati, coloro che avevano poco feeling con la scuola e la cultura. E invece lui, da borghese radical chic, colui che tanto avrebbe da spiegare sulle accuse mossegli dal compagno Travaglio per il suo modus operandi a tempi della Procura di Palermo, si permette il lusso di insultare.

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