Polanski, la legge vale per tutti

28 settembre 2009 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

man “La biografia di una persona non deve definire un trattamento di favore davanti alla legge”. Lo ha detto il ministro svizzero della Giustizia, Eveline Widmer-Schlumpf, dopo l’arresto di Roman Polanski. Il regista, che era sulla lista dei ricercati dell’Interpol, è accusato di aver stuprato una ragazzina tredicenne nel ’77 durante un party nella villa di Jack Nicholson. Contro l’arresto del regista c’è stata una levata di scudi in tutto il mondo. Ma ha ragione il ministro a dire che la legge vale per tutti. Niente di trascendentale. Solo la conferma di un principio di democrazia. Se davvero Polanski ha stuprato la ragazzina merita il carcere. Lui come qualsiasi altro disperato della terra. Mi chiedo se la stessa levata di scudi ci sarebbe stata se il regista avesse stuprato la figlia di chi ora protesta per la sua intoccabilità. Il regista fu fermato dalla polizia californiana alla fine del ’77 con l’accusa di stupro. Secondo l’accusa Polanski prima della violenza avrebbe drogato la giovane. Il regista ha ammesso il “rapporto sessuale illegale” con la minorenne, ma ha negato lo stupro sostenendo che la ragazza era consenziente. Nel maggio scorso, un tribunale di Los Angeles aveva respinto il ricorso in cui Polanski chiedeva l’archiviazione delle accuse. Il regista risiede in Francia e nel 2003 non si recò negli Usa a ritirare l’Oscar per Il Pianista per timore di essere arrestato. Negli ultimi trent’anni ha evitato di viaggiare in Paesi in cui rischiava l’arresto per via delle convenzioni con gli Usa. Gli Stati Uniti avevano emanato un’allerta internazionale nel 2005 dopo la fuga di Polanski alla vigilia del processo per stupro di minore.

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