rita carla francesca monticelliConosciamo Carla Rita Francesca Monticelli

Innanzitutto, dicci qualcosa di te. Chi sei? Dove vivi? Cosa fai?

Sono una biologa diventata traduttrice e autrice, e vivo a Cagliari. In un passato ormai lontano ho lavorato all’università come ricercatrice, assistente e tutor, successivamente ho fondato una mia piccola azienda tramite la quale mi occupo perlopiù di traduzioni tecnico-scientifiche. Nel 2012 sono diventata una self-publisher e adesso, con 10 titoli all’attivo in italiano, di cui 6 tradotti in inglese, questo è diventato il mio mestiere e la mia principale fonte di reddito.

Di cosa parlano i tuoi romanzi? In che genere li catalogheresti?

Scrivo romanzi di fantascienza e thriller. In realtà anche i primi sono dei thriller, in cui però, oltre a narrare delle storie in un contesto di speculazione scientifica (technothriller), sviluppo alcuni temi di attualità come l’esplorazione spaziale, l’intolleranza nei confronti del diverso e la difficoltà nel comprenderlo, la distorsione della nostra percezione delle realtà dovuta ai media.

I miei thriller più classici, invece, sono più incentrati sull’esplorazione dell’animo umano (sebbene questo non manchi nelle opere di fantascienza), soprattutto nei suoi aspetti più oscuri. A ciò si aggiunge investigazione, azione, scienza e sentimenti.

Se dovessi catalogare i miei libri finirei per utilizzare un’etichetta diversa per ciascuno di essi: fantascienza hard, cyberpunk, space opera, crime thriller e action thriller.

Quando hai cominciato a scrivere? E come mai? Cosa ti ha spinto?

Ho sempre amato inventare storie sin da ragazzina. All’inizio, essendo appassionata di cinema, mi sono dedicata alla scrittura di sceneggiature, sono poi passata alla fan fiction e da lì alla narrativa originale. Ciò che mi spinge a scrivere è la necessità di rendere “reali” le storie e i personaggi che affollano la mia mente, mettendoli nero su bianco.

Qual è la cosa che più ti stimola e ti piace quando scrivi?

Amo quando mi immedesimo talmente nel personaggio che dimentico dove mi trovo, anzi, dimentico chi sono. In quei momenti è come se le parole uscissero dalle mie dita sulla tastiera direttamente dai miei pensieri, quasi che stessi scrivendo sotto dettatura dei miei personaggi.

Non sempre riesco a sperimentare questa particolare condizione di grazia, molto più spesso devo sudare su ogni singola parola (in fondo scrivere può essere una vera e propria sofferenza, ma sempre minore del non scrivere!), ma quando mi capita mi rendo conto di come sia già un motivo sufficiente per fare questo mestiere.

Qual è il tuo libro preferito e il genere che preferisci leggere?

Il mio libro preferito in assoluto è “Hannibal” di Thomas Harris, e Hannibal Lecter è senza dubbio il mio personaggio letterario preferito in quanto è la quintessenza dell’antieroe. Adoro gli antieroi e, non a caso, tutti i protagonisti dei miei libri lo sono.

Non esiste un genere che prediligo. Leggo un po’ di tutto. Un elemento discriminante è l’originalità della trama, che non deve avere uno sviluppo o un finale scontato (tranne rari casi). Un altro è la capacità dell’autore di farmi immedesimare in uno dei personaggi, quindi molto dipende dallo stile. L’unico genere per adulti (non leggo nulla di young adult e narrativa per ragazzi) che non riesco proprio a leggere è il fantasy.

Tra i miei autori preferiti, oltre Harris, ci sono Peter F. Hamilton, Michael Crichton, Patricia Cornwell, John Grisham, Robert Ludlum e Michael Connelly.

Sei un autore indipendente o hai un editore?

Sono un’autrice indipendente.

Perché hai deciso di intraprendere la strada del self publishing?

Perché voglio essere anche editore dei miei libri. Mi piace essere una lavoratrice autonoma dell’editoria. Non mi basta scrivere un libro, ma voglio essere responsabile del processo che trasforma il mio manoscritto in un prodotto editoriale di qualità e di tutto ciò che serve per farlo giungere al potenziale lettore.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho appena terminato la prima stesura di un nuovo romanzo di fantascienza, intitolato “Ophir” (fa parte del ciclo dell’Aurora insieme alla serie “Deserto rosso” e al romanzo “L’isola di Gaia”), che uscirà il prossimo novembre. E proprio a novembre inizierò a scrivere “Oltre il limite”, l’ultimo romanzo della trilogia del detective Eric Shaw, che include anche “Il mentore” e “Sindrome” (uscito lo scorso maggio).

Cosa rappresentano per te i lettori?

I lettori sono il mio pubblico e, soprattutto, quello dei miei personaggi. Sono coloro che contribuiscono a rendere le mie storie “reali”. Sono coloro che spero di intrattenere con i miei libri.

Qual è il background dietro ai tuoi libri?

Ognuno di essi ha una storia diversa. La serie di “Deserto rosso”, per esempio, nasce dal mio interesse per l’esplorazione e una futura colonizzazione di Marte, e in generale per l’astronautica e l’astrobiologia (qui ritorna anche il mio background scientifico). La trilogia del detective Shaw, invece, è ispirata dal mio amore per le serie TV del franchise di CSI, sebbene io prenda spunto da esse solo per creare il contesto in cui si svolge la storia.

In realtà, tutti i miei libri esplorano un tema in particolare: la soggettività nel definire il bene e il male. E nel farlo sto bene attenta a non dare una mia opinione. Credo i libri non debbano offrire delle risposte, bensì far sorgere delle domande al lettore. Sta a quest’ultimo provare a rispondere e non necessariamente ognuno di essi lo fa allo stesso modo. In fondo, esiste una versione dello stesso libro per ogni singolo lettore che lo legge e spesso non ha nulla a che vedere con ciò che stava nella testa dell’autore quando l’ha scritto. Ritengo che questa “magia” sia ciò che rende la lettura speciale.

Cosa fai oltre a scrivere? Come trascorri il tuo tempo libero?

Amo il cinema. Cerco di andarci quasi tutte le settimane. Leggo tantissimo, ovviamente. Mi piace partecipare a eventi culturali, prosa, opere liriche, concerti. Seguo diverse serie TV. Sono assetata di conoscenza e cerco di placare questa mia sete in qualsiasi modo, anche viaggiando.

Se ti trovassi su un’isola deserta cosa vorresti avere con te da leggere?

È un bel problema! 🙂

Facciamo così: mi porto il mio Kindle con qualche migliaio di ebook, sperando che mi vengano a prendere entro qualche settimana.

Dacci una sinossi del tuo ultimo libro.

Il libro è “Sindrome”, il secondo volume della trilogia del detective Eric Shaw. Eccone una descrizione un po’ più dettagliata di quella riportata sui retailer.

A distanza di ventuno mesi dalla drammatica scoperta dell’identità del serial killer denominato ‘morte nera’, in “Sindrome” ritroviamo il caposquadra della scientifica Eric Shaw, la detective della omicidi Miriam Leroux e la criminologa Adele Pennington alle prese col caso dell’omicidio di due spacciatori collegati a un noto trafficante di droga, Aiden Murphy, evaso appena due settimane prima nell’assalto del furgone della polizia penitenziaria che lo stava riportando in prigione dopo un’udienza in tribunale. Eric, però, si trova a vivere un periodo difficile, combattuto tra il dovere di assicurare i criminali alla giustizia, che in passato l’ha talvolta spinto a manipolare le prove fisiche pur di impedire che il colpevole venisse scagionato, e la consapevolezza di essersi lui stesso reso connivente nei confronti di un’assassina, da cui suo malgrado non può o non vuole allontanarsi. Nella speranza di rimettere ordine nella propria vita, ha ripreso a frequentare una sua vecchia fiamma, la dottoressa Catherine Foulger, primario di pediatria dell’Ospedale St Nicholas di Londra. Ed è proprio per via di questa relazione che viene a conoscenza dell’accusa mossa da un’infermiera dello stesso reparto nei confronti della madre di un paziente, resasi a suo parere responsabile dei ripetuti peggioramenti del bambino. I due casi si dipanano in parallelo nel giro di pochi giorni durante i quali l’investigazione si intreccia fatalmente con la vita privata di Eric e con quella della sua allieva, in un susseguirsi di omicidi, colpi di scena e rivelazioni.

Qual è stata la parte più difficile mentre scrivevi il tuo ultimo libro?

La parte più difficile è stata riuscire a rientrare nella mente di alcuni personaggi che avevo creato anni addietro. Scrivere un sequel non è per niente facile, poiché col passare del tempo si cambia e insieme a noi muta la nostra percezione della storia e dei personaggi. È quindi necessario che tale cambiamento all’interno del testo avvenga in maniera coerente alla storia.

Hai un blog? Di cosa scrivi? Cosa possono trovarci i tuoi fan?

Ho un blog all’interno del mio sito in cui parlo di argomenti che mi interessano, dei miei libri, degli eventi cui ho l’opportunità di partecipare. Non esistono dei temi specifici, poiché si tratta di un blog personale che racchiude perlopiù la mia attività di autrice indipendente, ma anche aspetti che esulano completamente da essa. Ciò che di certo resta fuori dal mio blog è la mia vita privata.

 Cosa hai da dire ai tuoi lettori?

L’unica cosa che posso dire è che spero di riuscire a divertirli, a stupirli, magari a emozionarli.

Che consiglio daresti a un giovane scrittore che approccia il mondo del self publishing?

Il più importante consiglio che posso dargli è di non avere fretta. Deve imparare a conoscere il mercato editoriale, se vuole farne parte, ma soprattutto deve avere ben chiaro che decidendo di diventare un self-publisher sta scegliendo di essere prima di tutto un editore e solo secondariamente un autore. Deve farsi un esame di coscienza per essere certo di poter prendere questo impegno, poiché se lo prende sta stipulando un patto con i suoi futuri lettori che non può permettersi di infrangere.

Secondo te cosa dovrebbe fare un neofita per pubblicizzare il proprio libro?

Purtroppo non esiste una formula vincente. Esistono centinaia/migliaia di attività che possono essere intraprese e neppure impegnandosi in ognuna di essere c’è la certezza di riuscire. La cosa più importante da stabilire è l’identità del proprio target di lettori e quindi bisogna impegnarsi al massimo per trovare il modo di raggiungerlo, andando (virtualmente parlando) laddove questi lettori si trovano oppure attirandoli a sé per mezzo della presenza costante sul web, attraverso un proprio blog/sito e i social network, ma anche offline, quando possibile.

 

Dove puoi trovare Rita Carla Francesca Monticelli

Sito web: www.anakina.net

Facebook: www.facebook.com/RitaCarlaFMonticelli

Twitter: www.twitter.com/ladyanakina

 

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