Roma, Grillo ostaggio della Raggi

18 dicembre 2016 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

raggi-grilloL’insidiosa nebbia che avvolge Roma è riuscita a prendere in ostaggio lo stesso Beppe Grillo, colui che doveva liberarla da faccendieri, corrotti e corruttori. Come al solito, chi ne verrà fuori con le ossa rotte non è il Movimento cinque stelle che, cercando di fare, dimostra il proprio reale valore bensì i cittadini che hanno creduto in questi presunti paladini della legalità e della trasparenza e si ritrovano governati da un vile passato sempre presente. Tradito nei principi cardine dalla sua stessa creatura, il canzonatore ligure a questo punto è di fronte a un bivio: o si tiene la propria Eva, Virginia Raggi, che ha mangiato la mela proibita, sperando di fare qualcosa di buono per la città conquistata nell’urna; o si dimostra nudo, ammette i propri errori e la manda a casa, seguendola. Se al suo scomodo posto si fosse trovata un’altra forza politica i suoi megafoni (in queste ore stranamente silenziosi) avrebbero già urlato allo scandalo chiedendo elezioni subito. Ma siccome, prima o poi, a furia di accendere fuochi il cerino ti resta in mano adesso è interessante vedere come risolvono questa difficile equazione. Il problema è che, come spesso ha ammesso lui stesso, il Movimento non si può permettere di perdere il Campidoglio perché sarebbe ammettere manifestamente le proprie incapacità. Perché Roma non è Parma o Livorno o Quarto Flegreo. Lì Grillo ha tranquillamente sacrificato i propri rappresentanti per molto, molto meno di quello che ha combinato la Raggi nella Capitale. Gli è bastato un post velenoso sul quello che è diventato l’evangelo grillino e subito i boccaloni che si nascondono dietro l’anonimato di una tastiera e di un monitor si sono lasciati bruciare dal sacro fuoco della presunta democrazia diretta lapidando i traditori di turno. Nel caso di Roma, però, nulla di tutto ciò è successo. Anzi, il lider barbutos continua a difendere la sindaca la cui unica capacità dimostrata finora è stata di scegliersi le persone sbagliate a quanto pare sotto dettatura di un altro manovratore che poco ha a cuore le sorti dei romani e del Movimento.

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