Trento, Bolzano e il 4 novembre

6 novembre 2009 | Attualità , Politica | di Cesario Picca | 0 Commenti

image12-300x228 La Prima guerra mondiale è costata all’Italia 650.000 morti; 947.000 feriti, mutilati e invalidi; 600.000 prigionieri e dispersi. Su 5.615.000 uomini mobilitati ci sono state 2.197.000 perdite, pari al 39 % di quanti sono finiti sotto le armi. Erano quasi tutti giovani, contadini, operai e povera gente. La maggior parte di loro neppure sapeva perché andava in guerra. Nello spirito risorgimentale e unitario il loro sacrificio è servito quantomeno a strappare all’Austria-Ungheria le terre che ci erano state prese in precedenza e in particolare Trento, Bolzano e una parte del Brennero. E prima di allora tante altre vite erano state bruciate per la stessa impresa nei moti rivoluzionari. A distanza di 94 anni, a pochi giorni dalla festa del 4 novembre, in tanti si chiedono se ne sia valsa la pena. Trento, Bolzano e quella parte di Brennero infatti si sentono più austriaci che italiani. Parlano tedesco come prima lingua e molti di loro quasi fanno fatica a parlare italiano. Le messe per esempio si celebrano in tedesco per cui tu che capiti per caso da quelle parti in una domenica qualsiasi ti chiedi dove sei finito. Se per caso non hai sbagliato destinazione considerato anche che hanno tradizioni molto più vicine all’Austria che all’Italia. In compenso però questa gente che si sente austriaca ama prendere i soldi italiani. E come provincia autonoma di soldi dall’odiata Italia ne riceve davvero tanti. Visto che codesti signori si sentono più austriaci perché non rinunciano ai soldi dell’odiato Belpaese? Quantomeno sarebbe un gesto di coerenza. Ma la coerenza, si sa, è più un termine da vocabolario che un modus pensandi e vivendi.

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