Ulivi, la Xylella è stata importata nel 2010

7 aprile 2015 | Attualità , Economia , Politica | di Cesario Picca | 0 Commenti

ulivi Il rischio è che si chiuda la stalla dopo che i buoi sono scappati. E in questo caso il detto ‘meglio tardi che mai’ rischia di valere davvero poco perché il danno (grave) parrebbe ormai fatto. È una buona notizia sapere che la Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta sulla Xylella fastidiosa e sta cercando di appurare come sia arrivata nel Salento distruggendone l’anima, ossia gli Ulivi ultramillenari dal frutto inarrivabile. Un’inchiesta aperta, però, non è una panacea e non significa niente perché può concludersi, come spesso avviene, anche con un nulla di fatto o con pene talmente esigue da rasentare il ridicolo. Di certo il procuratore capo, Cataldo Motta, dice parole sante quando afferma che «ci sono poche certezze scientifiche. Temo che quando la scienza non abbia approfondito un problema si possa correre il rischio della superficialità nell’intervento. E anche questo può essere un profilo da approfondire nel corso delle indagini». E come si possono avere certezze scientifiche quando dei politicanti stanziano 13 milioni per abbattere dei monumenti e neppure un centesimo per studiare la malattia e cercare un vaccino? Abbiamo però capito che come al solito le cose non succedono a caso e spesso la natura viene ‘forzata’. Pare, infatti, che il batterio della Xylella sia stato importato per studio e nulla esclude che sia poi sfuggito di mano creando disastri, resta da capire, involontari o voluti. Il procuratore Motta ha poi espresso dubbi sullo sradicamento degli Ulivi così come imposto dai politicanti europei. «Il problema è proprio questo: si devono sradicare? Lo sradicamento è davvero il rimedio necessario e unico? La direttiva europea prevede una serie di misure, compreso lo sradicamento degli alberi, ma ce ne sono anche altre meno drastiche e definitive. Misure anche preventive, nei casi in cui l’essiccamento anomalo non si sia ancora manifestato. È previsto inoltre l’intervento sulle piante ospiti diverse dagli ulivi, come gli oleandri, il rosmarino, la macchia mediterranea. Però, se ci mettiamo su questa strada, rischiamo di sconvolgere completamente il territorio». Il magistrato ha fornito una spiegazione sull’origine di questa tragedia che avanza da cinque anni indisturbata grazie a inerzia e vigliaccheria. «In occasione di un convegno organizzato nel 2010 dallo Iam, l’Istituto agronomico mediterraneo, a Valenzano, vicino a Bari, il Ministero delle Politiche agricole autorizzò l’importazione di un campione di batterio per scopi scientifici, ma bisogna vedere di quale ceppo fosse. Il ministro Martina dice che era una sub-specie diversa? Non è accertabile, o meglio non è stato accertato perché mancano le indicazioni sulle caratteristiche genetiche di quel batterio. Ma una convenzione del 2000 riconosce all’Istituto Agronomico Mediterraneo l’extraterritorialità e l’immunità. Peraltro sono garanzie alle quali l’Istituto potrebbe rinunciare e noi abbiamo subordinato l’esecuzione di alcuni provvedimenti proprio alla possibilità che l’Istituto rinunci a queste prerogative». E se davvero fossero stati fatti dei disastri c’è da stare certi che non vi sarà alcuna rinuncia all’immunità.

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