Veltroni, un bruco dall’Africa alla Lega A

6 febbraio 2017 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

Se qualcuno avesse in mente segni-azioni-fatti tali da inserirlo nella Hall of fame, magari di qualche affezionatissimo militante del Pd, alzi la mano. Sono escluse le parole dato che il nostro in quelle, ma purtroppo solo in quelle, è davvero capace. Sarebbe opportuno, però, evitare che qualche birichino cominciasse a tirare fuori legami con quel Luca Odevaine, già condannato per Mafia Capitale, ‘facilitatore’ dell’amico-di-tutti Salvatore Buzzi ras delle cooperative che lucrava sui soldi dei cittadini destinati all’accoglienza, che è stato vice capo di gabinetto proprio di Walter Veltroni sindaco di Roma. Un uomo, Odevaine, che probabilmente non era un santo neppure allora come, forse, non lo è mai stato se si considera che nel 1989 è stato condannato a «due anni di reclusione per il reato di stupefacenti – come ha scritto il gip Flavia Costantini nella sua ordinanza nell’ambito del procedimento su Mafia Capitale – pena per la quale gli è stato concesso l’indulto nel 1991 e la riabilitazione nel 2003» e si sarebbe cambiato il cognome per sfuggire a ogni controllo sul suo passato. Così come sarebbe una cattiveria rilanciare ciò che si racconta delle concessioni edilizie, rilasciate durate il pontificato Veltroni, a grandi costruttori capitolini che realizzavano paradisi non certo destinati a chi viveva drammaticamente l’emergenza abitativa. Nascondendo il tutto dietro le luci della ribalta delle notti bianche, dei musei sempre aperti e della movida. Non sarebbe neppure opportuno fare illazioni sulla proposta di candidare il bruco che non è mai diventato farfalla, come sosteneva Forattini nelle sue vignette, alla presidenza della Lega Serie A chiamata a realizzare il cambiamento, ultima spiaggia prima del commissariamento. Così come sarebbe un delitto pensare male sulla casualità che a fare da cassa di risonanza a questa idea sia stato proprio il quotidiano Repubblica, che all’ex segretario del Pd è evidentemente molto legato, dando inizio a una sorta di giochino mediatico che prevede oggi lo scoop del giornale dell’amico De Benedetti e tutti gli altri media a seguire a ruota di fatto sostenendo, corroborando e pubblicizzando la volata di ‘Wolter’ nel Paradiso del calcio. Perché, evidentemente, ma a dirlo sarebbero i soliti malpensanti, nell’inferno dell’Africa non si trovava molto bene.

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