Webeti, Mentana e i radical chic

30 agosto 2016 | Attualità | di Cesario Picca | 0 Commenti

mentana-craxi-lettaDi primo acchito mi verrebbe di applaudire Enrico Mentana per il suo neologismo webete. Ma, all’improvviso, l’orticaria mi assale e mi arrendo di fronte all’ennesima dimostrazione di supponenza dal sapore farisaico tipico del torpore massificante della pletora di radical chic, benpensanti, terzomondisti e buonisti. Secondo il direttore del Tg della Sette – figlio di un giornalista e di una signora ebrea, socialista negli anni della Milano da bere quando i socialisti comandavano per davvero, ex giornalista Rai e Mediaset (dell’allora ‘socialista’ Berlusconi), secondo qualcuno, poi querelato, raccomandato di ferro – i webeti sono ovviamente quelli che non la pensano come lui. E probabilmente non lo sfiora il pensiero che possano esserlo anche quelli che lo affiancano, lo osannano, lo incensano, fingono o la pensano come lui. E ci mancherebbe. Pertanto, se una persona normale si domanda come mai per gli immigrati si cercano case e sistemazioni e per i terremotati ci sono solo tende e container (vedasi, per esempio, il famoso modello Emilia) ecco che si muove a pieno regime la bene organizzata macchina getta fango dei terzomondisti, radical chic, benpensanti e buonisti farisei. E quella persona viene insultata, dileggiata, categorizzata, additata come webete e via discorrendo in base alla fantasia molto sviluppata dalla pletora di cui sopra. Dicono: “I 35 euro al giorno non vanno agli immigrati e vengono da fondi europei”. Certamente. I 35 euro vanno a quelli come Buzzi o a quelli che ridevano la notte del 6 aprile 2009 e ai loro amici di destra e di sinistra. E i fondi europei non sono forse soldi nostri? O li stampano in Cina? E siccome la coperta è molto corta se vengono usati in un modo non si trovano per altro. Guardiamo, per esempio, il piano di sviluppo Juncker. Per rilanciare l’economia Ue è stato predisposto un investimento di 315 miliardi sulla carta che poi sono circa 21 e chissà quando saranno realmente a disposizione. Hanno cominciato a parlarne nel 2014, sono passati due anni e ancora siamo alle chiacchiere. Di certo quei soldi, semmai arriveranno, sono una goccia. Basti pensare agli Usa che sono partiti con un piano analogo nel 2009 e hanno messo sul piatto circa 800 miliardi che stanno già dando frutti. In fin dei conti se il Fmi dice che “il mondo è a tre velocità e l’Europa è l’ultima” una ragione ci sarà. Se ogni anno non butti soldi per portare in Ue gente che resta ai margini, che finisce spesso nelle more della criminalità, che tieni buttata davanti a un supermercato a chiedere l’elemosina, o in casermoni a far niente, che valore aggiunto ricavi da questa spesa? Tu cittadino perbene niente, ma gli amici degli amici si arricchiscono. Se invece investissi questi soldi per costruire progetti validi e duraturi nei Paesi di origine di questi sventurati forse contribuiresti a costruire un mondo migliore. Ma queste sono farneticazioni da webeti, non stimolano discussioni (ma solo insulti) e non fanno scena come le battute ad effetto di chi crede di essere più intelligente degli altri.

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